Aldo Rizza analizza il fascismo nella cultura italiana

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Aldo RizzaAldo Rizza

“Esiste una continuità su di un filone mazziniano e repubblicano”

Villarbasse – È da poco uscito il nuovo libro di Aldo Rizza «Il fascismo nella cultura moderna italiana. Il processo ideale e storico dall’Ottocento al Novecento» (editore Marcovalerio). L’autore, professore di Storia della Filosofia con all’attivo pubblicazioni come «Il Risorgimento e il problema del fascismo», «Il Crogiuolo vivente. Ricognizioni per un’interpretazione alternativa della cultura a Torino» (a quattro mani con Augusto Del Noce) e i sei volumi della «Filosofia» scritti insieme a Vittorio Mathieu, in quest’opera s’interroga sulle origini del fascismo, sviluppando la considerazione che si tratti di un movimento che racchiude al suo interno elementi già presenti nella cultura italiana del Risorgimento.

«Ho preso in rassegna – spiega Aldo Rizza – le avanguardie dalla seconda metà dell’Ottocento al primo decennio del Novecento per mostrare che vi è  un cammino che porta fino all’istituzione dei Fasci italiani di combattimento».

Una prima riflessione è dedicata al concetto di nazione, interpretato in modo elitario nel pensiero risorgimentale mentre «Mussolini ha aperto lo Stato italiano alle masse». Un secondo aspetto è che il fascismo venne avvicinato da «uomini di cultura veramente straordinari, uno per tutti Giovanni Gentile», realizzando «una continuità su di un filone mazziniano e repubblicano». Un ulteriore approfondimento è legato al rapporto tra anticlericalismo e ateismo in Italia, con la considerazione che «Mussolini si professò ateo ma non lo fu mai e questo fatto gli impedì di essere marxista». Il libro si snoda, dunque, sulla distinzione tra il fascismo e il socialismo marxista e tra la polemica antireligiosa e l’ateismo, complessivamente «rivalutando la statura culturale del fascismo».

L’opera nasce dall’intento di rileggere le origini del fascismo, non come un libro di storia tradizionale ma analizzando gli eventi da un punto di vista culturale. Nel primo capitolo, inoltre viene trattato il nostro rapporto con il passato e la distinzione tra storia e memoria che per Aldo Rizza non è convincente perché «la storia si nutre di memoria».

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