Un modello intrinsecamente votato allo sfruttamento degli esseri umani

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Ciò che ha avuto inizio nel Febbraio dello scorso anno aveva fatto pensare (o sperare) a molti che lo stile di vita – quello occidentale, divenuto il modello egemone, esteso a tutto il mondo – potesse in qualche modo mutare. Mutare negli obiettivi, nei mezzi e nella sua stessa natura. Si pensava che la globalizzazione, lo sfiguramento delle realtà dei popoli, delle civiltà, la cui diversità ha sempre rappresentato la ricchezza vera delle nazioni, potesse essere attenuata e soprattutto corretta in ciò che essa ha di livellamento, di negazione di dimensioni essenziali dell’umano, come quella spirituale – soffocata da un capitalismo totalitario e brutale – che è sotto gli occhi di tutti.

Potevamo e possiamo negarne l’esistenza, le dimensioni, il senso, ma la pandemia era sembrata una linea di svolta capace sì di sconvolgere e spaventare, ma anche in grado di determinare un ripensamento, un sussulto che potesse farci pensosi dell’umano, posto in pericolo da processi di globale sfruttamento e di violenza massificata, sotto forma fi controllo universale e di imposizione di modelli contrari ad ogni tradizione.

Oggi, dopo poco più di un anno e mezzo le cose stanno ad un punto nel quale i processi già in atto prima, si sono accelerati piuttosto che rallentare; anzi si sono estesi con una rapidità sconvolgente – basti pensare all’informatizzazione di massa, allo straripante successo del potere dei social (e la censura che esercitano), al potere della distribuzione informatizzata dei beni di consumo – facendoci fare non un salto salutare in altra direzione, ma uno sfondamento nella stessa direzione di prima.

L’epidemia globale ci ha confermati nella dimensione di una accelerazione che ormai sembra aver confermato un modello intrinsecamente votato allo sfruttamento degli esseri umani. Che la lotta contro l’epidemia virale – veicolata rapidamente in un mondo senza frontiere votato alla scomparsa di ogni identità – dovesse essere globale non vi sono dubbi; ma che questo indiscutibile fatto fosse così rapidamente sfruttato da governi succubi di realtà multinazionali, che operano in aperto contrasto con gli interessi di interi popoli, nel confermare il modello precedente, ha stupito tutti. L’anelito al ritorno alla “normalità” coincide con il cieco precipitare in una trappola che non ha precedenti nella storia. Annunciato da scrittori e filosofi, il mondo della planetaria alienazione si è rivelato non solo possibile, ma come unica opzione alla quale i popoli vengono costretti. Ciò che manca drammaticamente è la presenza di Stati, di direzione, di senso, di capacità di offrire prospettiva oltre alla rassegnata ripetizione del: non si può far altrimenti! Ma è proprio vero?

Prendiamo il caso nostro, quello dell’Italia. In questo momento – ed è già cosi da alcuni anni – non si può parlare di “sovranità” del popolo italiano e di costituzione. Siamo in una condizione sospesa, che ci dispone ad una servitù totale. Ad esempio, commentando la nota vaticana che intravedeva nella legge Zan una violazione dei patti lateranensi (che tra l’altro modificati negli anni ’80, sono pur sempre inclusi nella nostra Costituzione, tanto che una loro violazione costituirebbe un attacco alla nostra stessa Costituzione repubblicana), il presidente del Consiglio ha con forza affermato che non si deve consentire alcuna ingerenza in materia che riguarda esclusivamente il Parlamento del nostro Stato sovrano. Nello stesso tempo però il nostro Parlamento è obbligato ad approvare una riforma della giustizia pena la non erogazione dei fondi europei. Si rivendica, da parte di un presidente del Consiglio non eletto – subentrato ad un altro anch’esso non eletto – la primazia di un Parlamento da tempo costituito da forze politiche che hanno capovolto in poco più di due anni i loro programmi elettorali e che pervicacemente non solo rifiutano di andare ad elezioni (come il buon senso e il decoro delle istituzione imporrebbero) ma la cui impotenza sta proprio nel fatto che lui stesso è al governo. L’orgogliosa risposta alla nota vaticana in difesa della sovranità di un Parlamento che accettandolo come presidente del consiglio ha rinunciato a quella stessa sovranità ponendola nelle mani di istituzioni – come la commissione europea e la banca europea, legata al fondo monetario internazionale – non elette dai cittadini italiani, resta monumento imperituro di ipocrisia.

Da alcuni anni al vertice delle nostre istituzioni nazionali sono stati posti sovente banchieri (Ciampi ed ora Draghi) economisti (Monti) o uomini politici imposti da presidenti della Repubblica disposti ad ogni costo a non indire libere elezioni. La nostra sovranità è a dir poco sospesa.

Nel frattempo, dietro questa cortina fumogena di personaggi scelti come “tecnici”, si è sviluppata senza freni ed argini, la grande manovra che ci ha spogliati delle nostre industrie e ci ha posti nelle mani delle multinazionali. Il capitalismo nuovo, il vero attore della scena mondiale che stirnerariamente non afferma altri se non se stesso.

Una grande coltre intanto viene distesa sull’intero pianeta con l’evidente intenzione di distrarre i popoli dalla reale posta in gioco. Questa coltre distraente dalla vera questione, ha come esito ultimo quella della massima alienazione all’insegna della scomparsa di ogni societas: stati nazionali, popoli, tradizioni, chiese, aggregati sociali, … famiglia. L’obiettivo è quello di ridurre tutto al singolo, di farne una monade isolata, capace di considerare la vita come un susseguirsi di desideri da soddisfare e, insieme, incapace di relazione, di abnegazione, di subordinazione ad ideali che fondino città che non si riducano a semplici aggregati intorno a centri di consumo. Di qui la difesa da parte di Draghi dell’autonomia e centralità del Parlamento in favore di una legge che fa di ciascuno il padrone della propria identità di genere. Un insieme di desideri di singoli che pretendono di diventare legge.

I veri problemi non vengono discussi ed affrontati né a sinistra, né a destra. Di volta in volta si discute di vaccino sì, vaccino no, di gender si o gender no. Si sbandierano soluzioni miracolistiche dell’inquinamento mondiale del tipo: “solo auto elettriche” o “solare e pale eoliche” senza riflettere che le prime presuppongono un aumento esponenziale di energia che si deve trarre evidentemente dal petrolio e dall’uranio, mentre la produzione alternativa di energia potrebbe sopperire soltanto di pochissimo al consumo. Sappiamo tutti che il modello del consumo illimitato e della generale motorizzazione imposto al mondo dall’Occidente, non avrebbe potuto escludere la Russia, la Cina, l’India e via via tutti i continenti e tutti i popoli, tanto da avvolgere l’intero pianeta da una nube tossica.

Se prima il nemico era il marxismo e la sua pretesa di battere il capitalismo, dopo lo si è individuato in chi come la Chiesa, propone una sobrietà sociale ed economica come ideale per il perseguimento del bene comune. Il modello De Sade espresso ne la Filosofia del boudoir ha infine non solo oscurato Marx e il Cristianesimo, ma anche quell’etica borghese di derivazione protestante che pure animava ancora certe professioni e rapporti interpersonali.

Così non deve stupire il fatto che il maggiore partito della sinistra, mentre si chiudono fabbriche ed aumentano i disoccupati, mentre l’inflazione cresce e i pensionati scivolano in gran numero fra i poverissimi, mentre i contratti di lavoro condannano moltissimi alla precarietà e a stipendi che per la loro esiguità non servono neppure a sopperire alle esigenze minime di vita e mascherano una reale schiavitù, fa della legge Zan il cavallo di battaglia della sua segreteria.

Il proletariato (proletario=ricco di prole) è scomparso dal lessico della sinistra anche per il suo appassionato appoggio all’aborto, resta l’individuo (non più la classe) il consumatore, non l’operaio; è scomparsa la lotta per sconfiggere le vere cause dell’alienazione e si fa dell’alienazione stessa l’obiettivo finale della propria azione politica. Vale cioè per la sinistra questo ragionamento divenuto centrale nella sua strategia: ora che ci siamo liberati di tutti gli errori religiosi che ci tenevano prigionieri e che, più vicini alla natura per i tanti pregiudizi che abbiamo distrutto, ascoltiamo ormai soltanto la sua voce. Siamo infatti convinti che se ci fosse qualcosa di male, consisterebbe proprio nel resistere alle tendenze che la natura ci ispira e non già nel combatterle come fanno i bigotti cattolici o i reazionari. Siamo persuasi che la totale libertà sessuale – che è lo scopo principale della mentalità liberal-democratica e quindi del nostro partito – è un effetto delle tendenze naturali, non si tratta più di spegnerle in noi, ma di estenderle a tutti perché tutti ne possano trarre piacere educandoli fin da bambini. Si tratta solo di regolarne i mezzi per soddisfarle in pace fino al … suicidio assistito! Dunque questa è la sinistra che con la signora Cirinnà minaccia di fare i nomi di coloro che in Parlamento si oppongono alla legge Zan. Ma la destra? 

Aldo Rizza

Docente di Antropologia filosofica

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