La cattiva pratica della pre-autorizzazione nelle strutture alberghiere

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Villarbasse – Abbiamo programmato una vacanza all’hotel Il Nido di Tellaro (Lerici, La Spezia). Per confermare la prenotazione la struttura ha chiesto la «pre-autorizzazione» dell’importo sulla carta di credito (quando si tratta di soldi i liguri non si fidano neppure della mamma!); il pagamento è stato effettuato all’arrivo.

Qualche giorno dopo la partenza abbiamo notato che sulla lista dei movimenti della carta di credito comparivano sia la cifra pagata che quella della pre-autorizzazione, indicata come «uscita da contabilizzare» e dedotta dal saldo disponibile. L’albergo ha detto che ciò dipendeva dalla banca che non aveva ancora provveduto a riaccreditare l’importo pre-autorizzato. La banca ha spiegato che erano necessari 30 giorni affinché «il sistema» revocasse la pre-autorizzazione e rendesse nuovamente disponibile tale importo, e che non era possibile intervenire manualmente per modificare questa situazione. L’importo della pre-autorizzazione è stato effettivamente riaccreditato dopo 30 giorni e, in sostanza, per un mese non abbiamo avuto la disponibilità di tale somma.

Da questo fatto scaturiscono due considerazioni.

Innanzitutto, le strutture ricettive dovrebbero evitare la pratica della pre-autorizzazione perché denota scarsa fiducia nei confronti della clientela ed è poco elegante; per un albergo non è sicuramente un buon modo di presentarsi al pubblico. Se è comprensibile l’esigenza di tutelarsi dalla maleducazione di disdette effettuate all’ultimo istante (e talvolta neppure effettuate), è altrettanto vero che la buona ospitalità si caratterizza per la cortesia nei confronti del cliente.

In secondo luogo, è necessario intervenire per “umanizzare” i sistemi informatici; si corre il rischio, altrimenti, di negare diritti perché «il sistema» non permette di agire altrimenti. La digitalizzazione della società presenta molti vantaggi ma non può andare a scapito della sensibilità umana che nessun computer potrà mai avere. In pratica, deve sempre essere garantita la possibilità agli operatori di intervenire e modificare le procedure informatiche, per evitare che l’umanità diventi schiava delle macchine.

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