Gioele Urso racconta di delitti atroci e politici meschini: pura fantasia?

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“L’assassino dei pupazzi”, terzo romanzo con protagonista il commissario Montelupo, è ambientato a Torino.  Il libro viene presentato a Villarbasse sabato 21 gennaio alle 18 alla biblioteca comunale

Con «L’assassino dei pupazzi» (Golem Edizioni, 2022), Gioele Urso torna sui luoghi dei delitti, raccontando nuove indagini del commissario Riccardo Montelupo, già protagonista in due precedenti romanzi: «Le colpe del nero» (Edizioni del Capricorno, 2018), e «Calma&Karma» (Golem Edizioni, 2020).

Qui la storia è cruenta, di una vendetta folle e spietata; procede con ritmo incalzante e si snoda tra i circoli della politica torinese. Un ambiente che Urso conosce, perché lavora come giornalista di cronaca e di politica a Torino, e perciò si diverte a confondere se stesso nella trama del romanzo. È suggestivo coglierne il profilo in uno dei personaggi, così come tentare di carpirne i pensieri attraverso alcune frasi. «Il cronista disprezzava con tutto se stesso quella nuova generazione di politici, attenti più al taglio di capelli che al taglio delle tasse, sempre in prima fila per farsi scattare una fotografia da condividere sui social e sempre meno a battere i marciapiedi dei quartieri, e con competenze da influencer, ma non da amministratori», scrive ad un tratto, e ci si potrebbe domandare quanto questo giudizio appartenga al personaggio e quanto all’autore. Oppure: «Un politico non è poi così tanto differente da un prete: anche la politica ha i propri fedeli, ha i propri riti, ha i propri dogmi e anche la politica punisce i traditori».

Compaiono personaggi facilmente identificabili, come il ministro dell’Interno leader del Fronte Indipendentista Padano, e altri misteriosi e meschini, i cui tratti sono forse il risultato della mescolanza di più persone che se fossero riconoscibili si arrabbierebbero assai. Di fondo, un ribrezzo per le manovre losche della politica che si manifesta attraverso crudeli uccisioni.

All’improvviso, ecco il richiamo all’ordine: «Noi siamo cronisti, non siamo scrittori», afferma uno dei protagonisti, e con questa frase l’autore pare sgombrare ogni dubbio e dirci che si tratta soltanto di un romanzo, frutto della fantasia, e che qualsiasi somiglianza con accadimenti reali è puramente casuale. Possiamo dunque tranquillizzarci e abbandonarci al puro piacere della lettura. Poi però Urso, distrattamente, ci ricorda che questo libro è nato quando ha visto un pupazzo impiccato nel cuore di Porta Palazzo. Per davvero.

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